Il blog chiude, io no.

Che dire, pare che questo blog sia giunto alla sua degna conclusione. Ci ho riflettuto quanto basta (tantissimo) ed è venuto fuori che il motivo principale per cui creai questo spazio non è più valido, non ha più motivo di esistere. Dal 2010 sono cambiate così tante cose che stento anche a riconoscermi in quello che pensavo un tempo. Diciamo che non sono mai stato famoso per la mia coerenza (e ne vado orgoglioso). Dietro i tanti post criptici, le critiche a qualsiasi cosa, il parlare di me e dei miei sentimenti, ci sono tanti di quegli avvenimenti che hanno cambiato la mia vita rendendola così come è adesso che è giusto che io li lasci lì nel passato dove devono stare. Addio ex fidanzate, separazioni familiari, sfuriate e casino random. Sento di aver bisogno di una nuova forma comunicativa, qualcosa che sia meno colma di emozioni di getto e più pensata, qualcosa che riesca a conciliare la brevità dei miei nuovi pensieri e la furbizia di non spiattellare stupidamente intimità adolescenziali. Ma che soprattutto sia più conforme a quello che sono ora, sicuramente non l’adolescente di un tempo. Ringrazio come sempre ho fatto quelle persone che hanno dedicato di tanto in tanto cinque minuti del loro tempo per leggere i miei post, negli anni siete aumentati e questa cosa per uno che non si fa pubblicità o non scrive esattamente per gli altri è fantastico. Ho in mente di aprire un altro blog, diverso, ma devo pensarci ancora un po’ su. Lascerò il sito attivo per un po’. Chi vuole comunque sa dove trovarmi, ciao e buona vita.

Santuario.

Il posto è rimasto lo stesso, con un po’ di polvere perché dimentico di passare l’aspirapolvere e l’odore di sempre che attraversa ogni stanza. L’aria che si respira non mi ha mai dato fastidio e ancora oggi è una piacevole compagnia. La utilizzo ancora per rifugiarmici senza indugi, casa tua. È ancora di più un santuario da quando sei andata via. Manca la sacerdotessa. A casa tua ci vado ancora per studiare. Ci vado ancora per recuperare l’arretrato, per usare il cervello nel silenzio più assoluto. Ma il santuario è anche il luogo in cui posso parlare cinque minuti con una persona di qualcosa importante senza fastidiosi rumori. Fino a quando ho avuto il vizio ci fumavo le sigarette. Sempre con l’accortezza di non sporcare, forse in segno di rispetto per la proprietaria assente. Sento che avrò ancora per molto la sensazione di doverti qualcosa. A casa tua ci vado anche per contare i giorni che mancano alla fine dell’estate, ora che è iniziata. Ci vado per masturbarmi in santa pace. Per dormirci da solo con la paura/speranza di avere qualche esperienza paranormale. O per dormirci in compagnia sperando che il fattore ”sonno” diventi solo secondario a ben altro. Credo che molti abbiano bisogno di un posto come quello che mi hai lasciato. Un posto dove “staccare” anche solo per un giorno, come una terapia d’urto che ti pulisce l’anima o che finisce di imbrattartela perché in un posto così non hai che da parlare con la tua coscienza, ogni fottutissima volta. Potrei però sbagliarmi. Forse il santuario lo porto chiuso a chiave sempre con me. E solo quella porta d’ingresso marroncina, con le decorazioni arrugginite, può aprirlo. Quando lo avrò scoperto giuro che non lo terrò per me. Magari serve a qualcuno.

Puntare il dito.

Non mi lascio giudicare più così facilmente. Sono fin troppo generoso con i pareri altrui che gratuitamente rasentano il pregiudizio. Il maestro di scuola queste cose non te le insegna. E il parroco che da piccolino ti impartiva sacri sermoni compassionevoli quando mai ti ha preparato veramente a questo spettacolo degradante? La bellezza in tutto il ciclo vitale di un misero uomo si limita a quei pochi secondi, forse minuti in cui l’uomo stesso non si sente parte di niente e nessuno. In quei pochi momenti di scarsa lucidità come quando sei in dormiveglia e con gli occhi socchiusi ti pare di sentire una voce familiare giù alle scale, anche se vivi da solo, anche se non vedi nessuno di importante da mesi. Come un cane che ti lecca in viso per svegliarti. Non mi lascio giudicare più così facilmente perché so che in fondo non tutti siamo uguali anche se così si deve dire per non offendere qualcuno che non potrebbe capire. Spero che la maggior parte di chi legge queste cose qui sopra non si identifichi fino in fondo negli stati d’animo che mi spingono a queste considerazioni. Perché non li augurerei proprio a nessuno.

Storia di un’artista.

Io non sono bravo.
Non scrivo.
E se scrivo lo faccio per me.
E se non lo faccio per me lo faccio per gli applausi.
E se gli applausi sono pochi scrivo ancora
e se gli applausi sono tanti non scrivo più.
Io non sono bravo, io sono artista.
Sono artista e odio il capitalismo.
Sono artista e odio i soldi.
Sono artista e non vendo il mio libro.
E se lo vendo non sono artista.
Ma se lo vendo e non ha il successo che spero
sono un vero artista. Io non sono mediocre.
Sono solo incompreso.
Sono apatico, mantenuto, sessista, precoce.
Sono orfano e presuntuoso.
Ma non sono bravo, questo è sicuro.

TREE.

Io sono un albero.
Le mie radici mi fanno solletico,
la mia chioma è buffa e pesante.
Sono un albero e quando
c’è vento ho paura di spezzarmi.
A volte perdo un braccio,
a volte tante braccia: deboli questi rami.
Come faccio non so, a crescere in mezzo a questi altri alberi?
Voglio essere il più basso, ho un po’ paura,
perché un amico mio albero era alto e ora non c’è più.
Quelli più alti li abbattono, danno fastidio.

I vuoti.

I vuoti secondo te chi sono? So’ quelli che della vita dicono di averci capito tutto. Quelli che si svegliano al mattino come te che ti alzi presto e prepari il caffè. So’ quelli che sembrano valere più di te quando sei sotto pressione. So’ quelli che si dichiarano complessi, articolati, pieni di sfumature e che poi hanno il culo coperto per ogni cosa. Mi dici tu come può uno così avere la percezione dei problemi degli altri? Che se ne fotte. E a te invece fotte il fatto che questi qui hanno la donna che ti piace, il lusso che stai sudando per ottenere un giorno, il viaggio pagato, il concerto regalato, la sicurezza di una famiglia standard e tante altre cose in più. U vir che u strunz si tu?