Sulle note dei Mogwai.

•febbraio 20, 2012 • 2 commenti

La passione, il buonsenso,
il poco zucchero nel caffè,
il motore diesel, il latte con i cereali,
il rosso, il 21, la buona musica,
il mare, la montagna, il sesso.

L’ultimo respiro prima
di addormentarsi per sempre,
il bel momento prima
e quello dopo, di disperazione.

Il correre, il non camminare,
il non pedalare, lo strisciare,
il non scrivere e baciare di tutto.

Intrecciare i corpi, nudi, mordere la pelle,

accarezzare il collo, ed eccitarsi.
Per l’orgasmo …c’è bisogno di capirsi.

A mio agio.

•febbraio 16, 2012 • 1 commento

Così a mio agio.
Di corsa, dalla collina.
Le spalle sempre larghe
e le braccia al vento.
Sono un aquilone.
Io sono un aquilone
che vola altissimo.

Così a mio agio,
persino in attesa.

E poi sul pullman, disinvolto.
Così a mio agio con le braccia
larghe sulla porta d’uscita.
A guardare il nulla.
Il nulla che guarda me.
E poi a correre, nuovamente.
Che bello.
È fatto di tante cose il mio metabolismo.
A mio agio con il mondo io.
Fatto io.


Come l’amplesso

giunto al termine.
Fosse sempre così.
Quiete o tempesta
cosa me ne
importa?

Appunto del giorno.

•febbraio 14, 2012 • 2 commenti

Non lasciare che
il tuo vivere
intensamente la vita
complichi le cose.

La tua sensibilità
non è solo
frustrazione
sofferenza
e chiedersi il perché.

La tua sensibilità
è un vantaggio
che fa tremare
quel che resta
di verosimile
nei poveri idioti.

Un complesso.

•febbraio 10, 2012 • Lascia un commento

A che serve
essere profondo
sensibile
affascinante
sincero,
se poi di fronte
alle difficoltà
ti ciucci
il pollice
come
un 
moccioso?

Stavo per andare a riposare.

•febbraio 8, 2012 • 6 commenti

Non sono normale.
Sono una persona perennemente depressa.
E non pretendo comprensione.
Ma a chi voglio mentire, io.

Così mi è capitato di parlarne a mio fratello.
<< Ché Valè? Tutto a posto? >>, mi chiede entrando in camera.
<< Emanuè, non riesco ad essere normale, felice. Tu lo sai il perché? >>
<< Perché decidi tu di non esserlo. Sempre e solo tu. >>
Poi va via, lasciandomi a scrivere qualcosa.

Stavo per andare a riposare.

Non è giusto.

•febbraio 6, 2012 • 1 commento

Ho la bocca amara
che sa di sale.

Non credo che
la gente
possa realmente
capire la solitudine.

Nessuno può
e allora ci convive:

come il naufrago
nell’ultima scialuppa
o il postino
che porta la posta
a se stesso
o lo spazzino
che pulisce
sotto casa propria
o come un padre
privato
dei suoi figli.

Di fronte
a certe cose
non possiamo
né vogliamo
far altro
che lasciarci andare.

Non è giusto.