La fortuna di essere normali.
Sono tanti gli uomini fortunati? No perché, diciamo che stia cercando di capire in cosa il barbone sotto i portici che ha perso tutto contro il suo volere sia fortunato. Oppure in cosa siano davvero fortunati quelli che nascono con menomazioni e difetti genetici, oppure i genitori che hanno figli autistici o affetti da qualsivoglia malattia mentale, insomma le persone che sperimentano la diversità dal quotidiano praticamente ogni giorno. Mi chiedo dove sia questo benessere dalle piccole cose che i grandi pensatori hanno sempre teorizzato e supportato. È un’illusione alla quale noi uomini di questo tempo vogliamo ancora credere? Mi sentirei di escluderlo. Perché dall’altra parte ci sono quelli che apparentemente più fortunati hanno avuto una casa migliore, un successo maggiore e nonostante ciò la voglia di lamentarsi e farlo presente in continuazione. Ci si concentra troppo su ciò che manca. E per qualche strana legge universale avvertiremo sempre la mancanza di qualcosa. Dovremmo trarne un forte insegnamento e valorizzare allora quel “poco” (che non sarà mai abbastanza) che abbiamo e considerarci davvero fortunati. Perché mentre ci si lamenta dell’acqua che entra dal parabrezza della propria Renault del ’99, c’è chi non ha nemmeno i soldi per comprarsela una macchina. Quasi sicuramente non sarete d’accordo con me, perché io considero i problemi una fortuna; la fortuna di poter essere sicuri che per quanto non si abbiano mezzi a sufficienza, si abbiano le capacità per risolverli, affrontandoli con il sorriso. Consapevoli che siamo inattaccabili e siamo migliori senza dubbio del cretino o la sgualdrina che hanno avuto sempre tutto facile, e non sono cresciuti nemmeno al nostro fianco, e il loro cuore non è restato altro che un pompa-sangue fine a se stesso.


un mio zio missionario commenta ogni mattina l’inizio della sua complicatissima giornata in questo modo: “buongiorno, problemi, siete i benvenuti, siete miei amici!!!:-)”